Ulisse e le sirene di Facebook. La tua vita è tua?

Che questo spazio non sia (più ma forse non lo è mai stato) un blog è evidente…ho scelto che fosse una bacheca una sorta di messaggi in bottiglia custoditi in un posto che almeno ti ricordi. Lo spirito degli ultimi interventi sarà proprio questo…leggere scrivere trovare dei materiali e metterli lì più per un uso strumentale che di diffusione…
Alt. Fine sermone.
La questione del giorno è Facebook.

Anzi le conseguenze di Facebook e il mio giudizio assai netto: me ne resto lontano!

Altri, molti, han già scritto e bene sulle critiche tecniche di privacy, di principio etc sull’uso di questo social network, quindi io non mi dilungo. Poi come molto di ciò che mi accade ultimamente, Facebook in un certo senso mi perseguita nell’ultimo mese. Dapprima ho scoperto che in Italia è diffusissimo anche nel giro di amici e cumpa, cosa che non avrei sospettato. La cosa mi ha colpito e mi son comunicato a chiedere i perché e pormi dubbi sulla mia vecchiaia precoce o su sindromi di allergia tecnologica che mi potevano aver attaccato.
Da subito, facebook e myspace non mi son mai piaciuti. Comunque il mio breve ritorno italico ha visto pronunciare dalle labbra di molti amici sia la parola facebook che l’aggettivo possessivo: il mio facebook. Uhm io non avendolo e conoscendo solo un po’ di teoria ho espresso i miei dubbi ricevendo spiegazioni a volte convincenti (è utile è rapido…) a volte no ma sempre dall’esterno.
Poi è successo! Rientrato in Francia sorprendo il mio ospite temporaneo M. intentissimo davanti allo schermo…gli faccio che fai? Risposta: ah niente sto un po’ su facebook! Occasione, ghiotta occasione: mi travesto da Ulisse e provo ad ascoltare il canto delle sirene del web 2.0. Guidato dal marinaio, già esperto, entro nella community, comprendo rapidamente il meccanismo e trovo subito la conferma della trappola dei dati reali e altre cose così. Ma le sorprese iniziano con il sistema di amicizie incrociate e le foto e i messaggi…bref… in 15 minuti ho ritrovato altrettanti amici laggiù e con pochi clik visto scatti di serate alle quali ho partecipato. Un concerto…ci può stare, si poi la tombolata al presidio ok…pure la cena da P. noooo. Bè insomma l’avete capito son rimasto pochi giorni in terra d’origine e nel web 2.0 posso rivivere istantanee delle giornate in un attimo. Sommo sbigottimento ed orrore, trovo pure una mia foto scattata da mani amiche rapidamente e furtivamente calate sul cellufafoto. Magra consolazione non sono taggato, cioè non compare in sovrimpressione il mio nome (per ora ma possono sempre aggiungercelo arg!)…perché dovrebbe esserci pure il nome chiedono i profani? Ma perché se io ho una foto di te e la metto su facebook ce la mandiamo la condividiamo e così dalla foto si crea il link al facebook dell’altro…così comodo vedi uno nella foto, lo conosci? Clikki su esce il suo nome altra pressione di tasti e sei sulla sua pagina…voilà!
[non entrerò a parlare ma dai miei 15 minuti di frequentazione ho capito che qui il voyeurismo impera]
La cosa mi inquieta un po’, soprattutto mi rimurgino due questioni: chi te lo fa fare di mettere il tuo nome vero la tua foto vera etc per scambiarti delle info/foto/chiacchiere con altra gente? Poi nei bei tempi della rete il nick era una vera identità virtuale e reale al tempo stesso (che poi in breve ti seguiva dal web al reale ma è un’altra storia) non c’era il tuo nome cognome e la tua foto…in più l’anonimato relativo ti dava un po’ di pepe negli scambi con gli altri…non si sapeva mai fino in fondo con chi stavi parlando…
La seconda questione è un po’ più seria: ma mannaggia viviamo in uno spazio pubblico sempre più controllato, videosorvegliato, le metropoli hanno telecamere ad ogni angolo, sbirri di ogni ordine e camiciola colorata solcano le vie cittadine per garantire la sicurezza…tra polizia e controllo privato (quanti palazzi c’hanno la camera di sorveglianza davanti?), su google guardi con il video il colore della casa dove cercherai di entrare alla festa di stasera…e grazie alle telecamere di controllo del traffico del comune potrai vedere se il tuo odiato vicino ti ha rubato il parcheggio davanti casa…
Ok la smetto, questo per dire un po’ pomposamente: vi è un controllo sempre più stretto degli spazi pubblici che divengono sorvegliati e privatizzati dal controllo tecnologico.
E questo lo sappiamo e ci fa schifo, o almeno a me fa schifo e ancora ricordo con gioia la campagna 052 contro le telecamere a Bergamo…(mi sento invecchiante in sto periodo…)
Ecco ma la seconda parte della questione è: se privatizzano e controllano gli spazi pubblici perché vi è contemporaneamente una volontaria scelta di rendere pubblico e controllabile anche i propri spazi privati e intimi?
La risposta non la so mica, io ci penso, ci provo. Qui in Fr ho discusso con amici riguardo facebook e l’approccio è molto più chiuso rispetto all’italico suolo. D’altronde qui, ok dipende dai vari gruppi, ma l’approccio alla diffusione di immagini e informazione è diverso (diciamo che non sono tanti i compagni con le macchine fotografiche alle manif…possiamo dirla un po’ cosi?). Mi è piaciuto discutere della cosa, poi è da tempo che con C. ne parliamo…per cui riviene sto tema. E poi? Poi ho trovato questo, un articolo uscito per una rivista francese che fa un ritratto da google. Due pagine e una vita raccontata a tutti: dove hai dormito in albergo in vacanza con chi vai a letto, quando ti sei sbronzato etc., tutto è ritrovato tra facebook, myspace, flickr e google. Ahn particolare divertente è che l’articolo è completamente vero ed è uscito con la rivista con nomi cognomi luoghi e cose vere, il tipo è venuto a saperlo per caso manco può fare causa perché son tutti dati pubblici (per pietà gli hanno solo omesso i numeri finali del cellulare;).
Diciamo che dopo la lettura son contento di non avere il mio facebook.
Buona lettura (è in francese ma ce la fate…).

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